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Il Tempio di Babbumannu

Guide - Video - Miscellanea - Aiuti Per Il Vostro Blog

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LASCIATE UNA TRaCCIA DEL VOSTRO PASSAGGIO

TANTO LO SO CHE SIETE PASSATI


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Carlettowrote:
ciao! :)
Jan. 5
ciao babbumannu senti ma saresti disponibile?
boh...cosa significa? ciao ciccione puzzone
Dec. 11
Silviawrote:
ops... guestbook!
Nov. 28
Silviawrote:
Ricambio la visita, ma hai scritto solo .com nel mio giestbook... che volevi dire? Ciao!
Nov. 28
Ciao
grazie per avermi scritto e lascito tua traccia sul mio blog. io sono stato al Veraclub Eos Village di Costa rei, t dove hai fatto la stagione? Ciao
Nov. 19
December 15

.

Io sono stato quello che gli altri volevano essere
Io sono andato dove gli altri non volevano andare
Io ho portato a termine quello che gli altri non volevano fare
Io non ho preteso mai niente da quelli che non danno mai nulla
Ho pianto, ho sofferto e ho sperato...
ma più di tutto, io ho vissuto quei momenti che gli altri dicono sia meglio dimenticare
Quando giungerà la mia ora agli altri potrò dire che sono orgoglioso per tutto quello che sono stato: un soldato italiano
December 12

Peppino Impastato

Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).

Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale[1].

Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima e di suicidio, dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione o, come si fece credere, l'incidente non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.

Le accuse e le scoperte [modifica]

Grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione[2] di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato proprio a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria.

Il 9 maggio del 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d'Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese.

Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.

Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza connection.

Nel gennaio 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 lo stesso tribunale decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.

Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.

Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l'inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.

I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l'Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato.

Nell'udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell'Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione si rendono note le posizioni favorevoli all'ipotesi dell'attentato terroristico poste in essere dai seguenti militari dell'arma: il Maggiore Tito Baldo Honorati; il maggiore Antonio Subranni; il maresciallo Alfonso Travali.[3]

Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

 

 

Fonte Wikipedia www.wikipedia.org

 

December 04

Germano Nicolini ( Al Dievel )

Noi sognavamo un Mondo diverso, un Mondo di libertà,di giustizia; un Mondo di pace, fratellanza e serenità. Ho 85 anni, da allora ne sono passati 60 e, purtroppo, questo Mondo non c’è. E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate con la vostra lotta.
 
 
 
 
 
Germano Nicolini da "Appunti Partigiani" Modena City Ramblers

Antonio Gramsci

 “Odio gli indifferenti.
Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi,che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia brutta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo,  tessono la tela della vita collettiva,e la massa ignora, perchè non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era attivo e chi era indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano, se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo; perchè mi da fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”


Antonio Gramsci 1917
November 27

AMSICORA EROE O LEGGENDA?

Eroe Sardo, rinomato per il suo odio verso i romani e per il suo coraggio, per il suo amore per la libertà e per gli sforzi da lui compiuti per ridonarla alla Sardegna.

Viene descritto di indole feroce, ferocia forse accresciuta dalla vita selvaggia condotta sugli aspri monti e nelle inaccessibili foreste, è insofferente al giogo imposto dalla superbia romana.
Nell'anno 537 di Roma, in Sardegna erano presenti poche legioni romane, ed i Sardi erano incattiviti dal lungo dominio e dai pesanti tributi imposti loro dall'impero. In questo scenario, al limite della sopportazione, Amsicora si fa promotore della rivolta.
ImageI primi motti della ribellione vennero uditi con gioia da Cartagine, e Asdrubale invia in aiuto dei Sardi una poderosa flotta che una tempesta spinge però alle Baleari.
Nel mentre Q. Manlio Torquato giunge a Cagliari in aiuto di Q. Munzio, portando l'esercito romano a ventiduemila fanti e milleduecento cavalli.
A fronteggiarli si trovano i Sardi capeggiati da Josto, figlio di Amsicora.
Questo, non tenendo a mente i consigli del padre, non aspetta rinforzi e viene sconfitto dagli invasori romani, lasciando sul campo tremila morti e ottocento prigionieri e si ritira con i superstiti alla città di Cornus.
Nel mentre arriva la flotta cartaginese alla quale si unisce il prode Amsicora e la sua gente.
Gli eserciti si affrontano nuovamente ma i romani hanno dalla loro parte antiche vittorie, esperienza, disciplina, coraggio e non basta ai Sardi essere animati dall'odio, dalla vendetta e dall'amore per al loro terra da liberare. La battaglia dura quattro interminabili ore ma alla fine i romani hanno la meglio, facendo strage dei Sardi e cartaginesi in fuga.
Cade anche Josto con dodicimila uomini e i romani catturano oltre tremila nemici (tra cui Asdrubale, Annone e Magone) e ventisette vessilli.
Amsicora, scampato alla strage fugge con pochi cavalli, forse pensando a nuove vendette, ma quando apprende della morte dell'amato figlio, aspetta il silenzio della notte e si uccide.

Per approffondimenti: Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna

November 26

Esame per la licenza media inferiore

Vagando in internet mi vedo il lavoro che ho fatto per l'esame della 3^ media.... bei tempi......
 
MEMORIE  DI  GUERRA

Un ragazzo di scuola media, Andrea Mureddu, propone, attraverso i ricordi della madre l'esperienza vissuta dal nonno durante la 2^ Guerra Mondiale.
Mio nonno Antonio Deligios nacque  a Calangianus il 20 ottobre del 1918.
La famiglia, benché trapiantata da diverso tempo in Gallura, era originaria  di Villanova Monteleone.
Il cognome, nella forma originaria  De Liios e' attestato nel Condaghe di San Nicola di Trullas;
I condaghe erano  i registri contabili delle abbazie medievali site in Sardegna e questo risale al dodicesimo secolo dopo Cristo facendo comprendere che l'origine della famiglia di mio nonno è antichissima e propriamente sarda.
Mio nonno, come tanti nella Sardegna povera degli anni '30, conobbe subito le fatiche del lavoro e, ancora bambino, dovette svolgere lavori in campagna, magari per ripagare con l'attività di bracciante una parcella medica perché a quei tempi circolava poco denaro e per pagare una medicina od una visita  del dottore si offrivano non soldi, ma ore di lavoro nelle vigne e nei campi del dottore o del farmacista che appartenevano a famiglie benestanti che possedevano terreni e bestiame.
Nonostante questa vita faticosa, mio nonno riuscì a compiere gli studi fino alla quinta elementare, che allora equivaleva alla nostra terza media e che, per quei tempi, era un traguardo ragguardevole perché non tutti riuscivano ad arrivare alla quinta.
Come se non bastasse quella povera vita, altre disgrazie si addensavano. Cioè la guerra che insanguinò il mondo dal 1939 al 1945.
Mio nonno (numero di matricola 2292 del distretto militare di Sassari) venne inviato ad Aqui Terme per l'addestramento e, in forza al 123 gruppo artiglieria di corpo d'armata, partecipò dall' 11 giugno  1940 al 25 giugno del medesimo anno, col grado di caporale, alle operazioni di guerra svoltesi contro la Francia alla frontiera alpino-occidentale; fu lì nelle Alpi che imparò a sciare, anche se poi non ebbe più la possibilità di proseguire quest'attività.
Dopo la resa della Francia, il 123 gruppo rimase inattivo finché, dopo la dichiarazione di guerra all'Unione Sovietica, fu spedito in Russia. Mio nonno partì il 22 giugno del 1942. Dai racconti che sento dai miei famigliari, nonno Antonio affrontò con serenità la guerra pur riconoscendone la brutalità e l'idiozia.
Tre cose gli rimasero impresse nei mesi trascorsi tra i combattimenti: la sirena amica degli Stukas e l' ululato delle Katiusce russe. Ma l'episodio che più lo emozionò fu quando, mentre dormiva accanto al suo trattore, venne scosso nel sonno da una brutta manata; si svegliò di sobbalzo e vide davanti a sé suo fratello Giovanni  anche lui al fronte coi bersaglieri, medaglia di bronzo al valore militare; i due fratelli non sapevano niente l'uno dell'altro fino a quel giorno: se l' altro fosse vivo o morto, ferito, disperso. Così era la guerra: si abbracciarono e piansero.
La guerra aveva strappato alla famiglia di mia bisnonna tutti gli uomini adulti: mio bisnonno e il figlio maggiore, Francesco, erano in Africa (e furono catturati dagli anglo-americani subendo i patimenti della prigionia).
Mio nonno e suo fratello minore in Russia. Mia bisnonna doveva badare da sola agli altri sei figli in tenera età.
Per mio nonno la guerra contro la Russia terminò il 20 Dicembre 1942 quando venne ferito alla spalla probabilmente da una scheggia di quelle temibili katiusce che seminavano il panico e la morte tra le truppe tedesche e i loro alleati. Fu rimpatriato con un treno ospedale e fra tanta disgrazia (la scheggia non gli fu mai rimossa e godette, se così si può dire, di una pensione vitalizia (doc.)in quanto invalido di guerra) si può dire che ebbe fortuna perché l'armata italiana in Russia fu decimata dalla controffensiva russa e centomila italiani non tornarono a casa e lui fu ferito proprio agli inizi di questo attacco quando ancora funzionavano i treni ed i collegamenti.
Fu curato all'ospedale militare di Merano da dove fu dimesso il 23-01-1943 ed ebbe una licenza di convalescenza di 80 giorni.
Nei racconti di mio nonno, il periodo che va dal 16 aprile 1943 al 18 settembre del 43, quando fu mobilitato nella batteria  Cugnana con cannoni da 149/12, fu quasi felice. La guerra in Sardegna era praticamente conclusa: i tedeschi se n'erano andati e la preoccupazione principale dei soldati in servizio in quello splendido angolo di mondo che poi diventò la Costa Smeralda fu quella di integrare la dieta militare con sostanziosi "espropri" nelle vigne e negli orti della zona oppure accettare gli inviti a pranzo che i generosi pastori degli stazzi offrivano ai militari. Mio nonno raccontava sempre, ad esempio, delle grandi mangiate di miciuratu (lo Yogurt) che veniva offerto agli ospiti.
La guerra finì (foglio di congedo)e la famiglia di mio nonno fu finalmente riunita dopo anni di separazione.
Dopo una guerra, si sa, ricominciare una nuova vita dopo le distruzioni, i lutti, le devastazioni morali e materiali che ha provocato è una cosa molto difficile, ma a Calangianus, per fortuna, il lavoro non mancava grazie alle fabbriche per la lavorazione del sughero e fu in una di queste, allora la più grande d'Italia, che mio nonno fu assunto.
In questi primi anni del dopo guerra, successero due eventi che certo piacquero a mio nonno.
Il primo, il più importante, quello che cambiò la sua vita, accadde nel 1949 quando, accompagnando il suo datore di lavoro a San Teodoro, allora un povero villaggio, oggi  una rinomata località turistica, conobbe e si innamorò di mia nonna che sposò l'ultimo giorno del 1950, una unione che ha dato tre figli e cinque nipoti.
Il secondo evento, che certamente piacque a mio nonno fu la concessione il 23 gennaio 1956 della Croce al Merito di Guerra n 39.688 del registro delle concessioni, riconoscimento ufficiale delle vicissitudini patite nella 2^ guerra mondiale.
Nel 1958, in dicembre, la vita di mio nonno ebbe un'altra svolta: diventò guardia municipale, come si diceva allora, cioè vigile urbano; non più in continente lontano da casa, ma nel suo paese, con un lavoro decoroso, e vicino alla sua adorata famiglia.
Visse ben voluto; in seguito a complicazioni sorte dopo una operazione chirurgica, se ne andò il 21 dicembre del 1988 lasciando la famiglia nel dolore, ma anche nell'esempio di una vita sofferta, sì, combattuta, ma onesta.
Quando ascolto questi racconti di un tempo che non ho conosciuto, queste storie di povertà, di guerra, di sacrifici, penso a quanto io sia stato fortunato a vivere oggi che abbiamo il benessere; ma questo benessere ci è stato dato da uomini come mio nonno che hanno lottato, sofferto e lavorato per darci un futuro e un mondo migliore.

Tempio 7,GIUGNO,1999 
              Andrea Mureddu

Il Lavoro Originale è alla Pagina della scuola Media Nicola Spano di Tempio Pausania

http://web.tiscali.it/storia900/memo/index.html

.

soru
November 23

Istentales

orione
Istentales non ha in Italiano una traduzione letterale propria,
è comunque una stella della costellazione di Orione,
usata in antichità da pastori e
contadini come punto di riferimento per semine, raccolti, orari, etc.
E la prima stella che
vediamo al tramonto e l’ultima che sparisce all’alba.
Istentales è anche un canto della tradizione popolare sarda...
Istentales
Dae cando este iscuricande issa est jà pronta a essire
chin sas atteras cumpandzas sunu prontas a partire
un’istella troppu bella chi ti sindzat su caminu
un’istella troppu manna tottus deppen ammirare.
Istentales, un’istella luchente in mesu ‘e milli
Istentales, un’istella mala a sich’andare.
In su chelu luminosa cando est falande sa notte
ses s’urtima a tich’andare e ti mutini Istentales
de cussa costellazione nanchi ses sa prus lontana
de Orione cassadore e unu grande bibidore.
Istentales, un’istella luchente in mesu ‘e milli
Istentales, un’istella mala a sich’andare.
Istentales
Quando arriva la sera lei è già pronta a uscire
con le altre amiche sono pronte a partire
una stella troppo bella che ti indica il cammino
una stella troppo grande che tutti devono ammirare.
Istentales, una stella che brilla tra mille
Istentales, una stella che non vuole tramontare
Luminosa nel cielo quando cala la notte
sei l’ultima a tramontare e ti chiamano Istentales
di quella costellazione dicono che sei la più lontana
di Orione cacciatore nonché grande bevitore.
Istentales, una stella che brilla tra mille
Istentales, una stella che non vuole tramontare.
October 12

JUAN PERON - GIOVANNI PIRAS ??

uno dei casi più misteriosi ed affascinanti della storia moderna. Succede a Mamoiada paese della Sardegna centrale in provincia di Nuoro (Italia). E’ uno dei casi più misteriosi ed affascinanti della storia moderna. Il mitico Generale Juan Perón, tre volte presidente dell'Argentina, sarebbe in realtà un italiano, più precisamente della Sardegna.
A pretesa ha dell’incredibile ma molti elementi concorrono, in tutti i casi, in direzione di un Perón sardo. Sul fatto se ne parlava timidamente negli anni ‘40 e verso l’inizio dei ‘50 solamente a Mamoiada (piccolo centro in provincia di Nuoro), teatro iniziale di questa fantastica vicenda, ma esplose poi con fragore nel 1951 dopo la comparsa di due articoli scritti dall’avvocato giornalista Nino Tola sul quotidiano 'L’Unione Sarda' e qualcosa anche su 'Il Giornale d’Italia'. In quel periodo il Tola svolse incredulo le prime indagini ed incuriosì tutti. Naturalmente anche negli ambienti culturali sardi a quei tempi la notizia venne ampiamente commentata fra stupore e perplessità.
Il caso fu ripreso oltre vent’anni dopo dal giovanissimo mamoiadino Peppino Canneddu e pubblicato nel 1984 in un libro dal titolo 'Juan Peron-Giovanni Piras, due nomi una persona', edito da Antonio Lalli – Poggibonsi –.
Le prime ricerche insinuavano che Giovanni Piras, un umile contadino di Mamoiada emigrato giovanissimo ai primi del secolo scorso in Sud-America, sarebbe diventato nientemeno che il mitico presidente Juan Perón. La questione affascinò per tanto tempo un terzo ricercatore, Raffaele Ballore, che dal 1993 in poi iniziò ad indagare ulteriormente e a raccogliere materiale deciso a trarre un soggetto cinematografico da questa storia (soggetto finito di scrivere nel 1996, registrato e depositato alla SIAE – Roma – nel 1998-). La ricerca doveva però necessariamente essere approfondita e trovare documentazione probatoria pro o contro questa fantastica tesi e verificare argomenti e fatti che hanno viziato alcune coincidenze in passato.
Cosa è cambiato dal 1984 ad oggi? Si sono trovate novità sul caso? Si è arrivati a supportare questa inverosimile affermazione con documenti di un certo peso e a compiere indagini circostanziate? Una miriade di nuovi elementi si sono aggiunti a migliorare (e complicare) le cose, e in base alla documentazione hanno fatto cambiare percorso iniziale al Ballore pur mantenendo la stessa 'rotta. I dubbi sul Piras sono stati affrontati e risolti dalla sua meticolosa ricerca riportata nel libro 'El Presidente' – Il caso Piras-Perón -, con sottotitolo 'La leggenda di un sardo che sarebbe diventato Juan Perón'.
L’indagine, oltre a sfatare il caso finora conosciuto, evidenzia efficacemente le tantissime contraddizioni di Perón e le lacune degli storici argentini con documenti e fotografie ed è caratterizzata dal forte desiderio della conoscenza e della verità.
Troppo spesso le voci di popolo hanno avuto qualche fondamento, ma è anche vero che talvolta la 'cassa di risonanza' popolare amplifica più del dovuto i fatti ed arriva persino a stravolgerli. Una seria verifica era necessaria senza lasciarsi trasportare o coinvolgere emotivamente anche quando moltissime testimonianze giocavano a favore della ipotesi di Mamoiada e che per una lunga serie di micidiali coincidenze (alcune forzate) sembrava non lasciare alternative.

E’ stato fatto uno studio accurato andando alla ricerca del Piras emigrato da Mamoiada nel 1910 e indagando su particolari fasi della vita di Perón e dei suoi documenti personali. La pista del Perón mamoiadino è stata poi trascurata dal Ballore quando sono stati analizzati importanti documenti della prima moglie del Generale e i dati antropometrici nel foglio Matricolare Militare del Piras confrontati con quelli di Perón. Infine è stata lasciata definitivamente alla leggenda popolare dopo il risultato di una perizia che non lascia dubbi.
L’autore riporta le voci popolari e le testimonianze in Sardegna che fanno letteralmente rimanere a bocca aperta per il contenuto delle rivelazioni e le tante coincidenze che avvalorerebbero la versione del Perón mamoiadino ma che, in tutti i casi, contribuiscono indubbiamente ad un fondo di verità poiché importanti elementi fanno ritenere che Perón sia stato un sardo vero. Che il tre volte presidente argentino nasconda qualcosa di serio nel libro emerge in maniera chiara ed inequivocabile. Fondamentalmente i punti di maggior forza sono: la più volte dichiarata 'sardità' del Generale e l’inesistenza dei suoi avi nell’isola. Il ritrovamento di documenti ufficiali riguardanti il politico argentino chiaramente sospetti. Le fotografie da giovane e da maturo militare non corrispondenti a quelle del bambino e adolescente. Le minacce avute dall’avvocato Tola e l’importante testimonianza inedita raccolta dal giornalista Franco Siddi (attuale presidente della Federazione Nazionale della Stampa). Seguono una serie di anomalie e stranezze nella documentazione ufficiale del militare Perón e della famiglia.

Raffaele Ballore ha seguito e crede in una pista sarda pur non essendo riuscito ad individuare località di provenienza, infatti scriverà 'Piras-Perón' sino alla fine del libro ma con questo gioco di cognomi vuole significare più generalmente il caso, appunto, di un Perón sardo.
Ormai sono tanti ad essere colpiti dalla 'peronite', questa storia affascina chiunque: chi procura scritti, chi una piccola testimonianza, altri suggeriscono un indizio. In questo caso chi più ne ha più ne metta, la verità storica si raggiunge con il contributo di tanti.
Per mettere definitivamente la parola fine al caso del Perón sardo, manca solo la prova genetica, prova che, secondo le risultanze riportate sul libro 'El Presidente', dovrebbe essere fatta ai resti di Juan Perón e di sua madre Juana Sosa. Il perché si capisce leggendo questo volume che argomenta il caso con documenti, foto e testimonianze.
Tomás Eloy Martínez, grande scrittore e biografo indipendente di Perón, scrive: «…insieme a Joseph Page ho scoperto che narrare di Perón è un’impresa senza fine e nessuno potrà mai scrivere il libro definitivo».

In Sud America non è stato facile indagare su una storia del genere: troppe difficoltà, troppe porte chiuse, troppo tempo trascorso e, perché no, troppi interessi dello Stato Argentino.
Alcuni scrittori hanno segnalato delle stranezze anagrafiche circa le origini del Generale, chi le giustifica con l’imbarazzo di Perón non legittimato dalla nascita e chi non sa spiegarsene i motivi. Pochi però hanno osservato attentamente le sue vicende, soltanto con un’attenta analisi ci si accorge che tutta la vita di questo illustre personaggio è piena di misteri e sorprese che pongono seri interrogativi sopratutto perché ci sono ora elementi non trascurabili da sottoporre all’attenzione degli storici.
Bisogna dire che questo caso ha meritato la difficile e approfondita ricerca di cui è stato oggetto. Indagare sulla vita di Perón per chiarire la vera identità non vuole assolutamente essere un atto scortese nei confronti del popolo argentino ne’ sminuire la figura del loro ex Presidente.
L’autore non valuta il Perón politico perchè non ha approfondito la conoscenza del suo operato e le sue idee, all’interno di questa ricerca accenna solo un piccolo profilo. Esprime però la personale considerazione dicendo che se é stato eletto democraticamente per tre volte vuol dire che per gli argentini qualche merito l’avrà pur avuto anzi, ancora oggi, lui ed Evita, la famosa venerata e dissacrata sua seconda moglie, rimangono due figure mitiche nell’intero panorama latino-americano. Ma non ha intenzione di celebrare o demolire nessun 'mito', vuole soltanto mettere in discussione una verità di interesse storico perché se tutto corrisponderà a verità un suo conterraneo, con il nome di Juan Perón, nel bene e nel male, è stato un protagonista della storia del 1900.

In uno dei libri di Enrique Pavòn Pereyra, biografo personale di Juan Perón, spicca in maniera enigmatica una frase dettata allo scrittore dall'esule argentino nella casa madrilena su come ha conservato gelosamente l’origine della sua natalità, si legge: «…Io ho giocato con il mio destino una magica scommessa, sono riuscito fino ad oggi a conservare le mie origini come profondo segreto».
Anche per un altro ricercatore sardo, Gabriele Casula, una sostituzione di persona in piena regola è la spiegazione della falsificazione e della manipolazione dei documenti anagrafici di Juan Perón e delle contraddizioni esistenti nelle biografie degli storici argentini oltre che nelle sue stesse memorie e lo spiega nel libro '¿Donde nació Perón? Un enigma sardo nella storia dell’Argentina' (Ed. Condaghes, Cagliari). Al di là della fantastica storia che propongono i libri 'El Presidente' di Raffaele Ballore e '¿Donde nació Perón? di Casula, un fatto importante accomuna i destini della Sardegna, dell’Argentina e le loro capitali: la città di Buenos Aires prende il nome dalla chiesa della Vergine della Buona Aria, patrona di Cagliari e di tutta la regione sarda.
October 11

solo un'altra stagione....

Le stagioni passano,gli ospiti pure,ne vedi passare a migliaia davanti ai tuoi occhi,di alcuni non ti scorderai mai di altri non incroci neanche lo sguardo, da alcuni apprendi qualkosa ad alcuni cerchi di insegnare.
lavorare nei villaggi mi permette di conoscere realtà diverse,usi e costumi da ogni persona ho cercato di prendere un qualkosa.....che sia positivo o negativo....ho preso tanto dai miei colleghi e spero di aver dato.....
Questo è il mio libro di bordo di DJERBA 2008
 
Da Matteo ho imparato come mettere i piedi in una scarpa
Da Luca come pettinarsi in maniera disumana
Da Luca ( Contatto ) come uscire in mutande dicendo di vedere i mostri
Da Marco come portare il catamarano
Da Micky come non fare il ramadan
Da Camel come estemmiare in arabo
Da Riccardo ( Arko ) come credere nell'amicizia
Da Eddy come far preparare i panini
Da Liala Come preparare una bacheca
Da Silvia come cambiare umore in 2 secondi
Da Paolo ( C.S ) come chiedersi se ne parlano
Da Max ( C.S ) come mangiare il gelatino
Da Cristian come non lavarsi le calze
Da Cristiano come fare step
Da Moreno come usare mix meister
Da Francesco ( Calabrese ) l'umanità
Da Cristian ( 2 ) come punirsi con una crociera
Da GianLuca come svegliarsi al mattino
Da Mulazza Come si chiama la mulazza
Da Mirko come bere la vodka
Da Cristina come ingrassare vertiginosamente
Da Valentina come fare le freccette danzando
Da Riccardo Fico come non mangiare
Da Alessandra come giocare col telefonino in discoteca col casino
Da Samantha come scroccare le sigarette
Da Elena come non tagliarsi i baffi
Da Giorgia come creare uno spettacolo
Da Igor come dormire
Da Ondina la pazienza
Da patrizia come non essere eleganti
Da Annalisa come essere teneri
Da Federica come cucinare
Da Francesca come non lavarsi
Da Abdoo come curarsi naturalmente
Da Davide come incastrarsi in  una porta
Da Fabio come arbitrare al tavolino
 
Ma di tutti questi da uno specialmente ho avuto qualkosa dal grande e unico ALFONSO una bomba di 54 anni pieno di vita e voglia di vivere un semplice operatore del s.e.r.t. patito dei rolling stones con un passato difficile alle spalle ma sempre con la voglia di andare avanti..........grazie alfonso
 
October 09

djerba 2008 obbiettivo raggiunto

Anche la stagione a djerba è finita...7 mesi di lavoro in un posto dove non  esistono locali e/o bar......7 mesi di lavoro puro e divertimento ristretto in una villa precisa la arko in collaborazione con la guellala.
tanta gente ho visto passare al palais des iles della veratour....con alcuni ho fraternizzato con alcuni non ho scambiato una parola...mi rimane in mente le persone con cui ho condiviso questi sette mesi...e spero che un giorno potrò rivedere alcuni di loro........poche parole per dire grazie a tutti...............
 
 
finitaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
June 01

.

Primi due mesi a Djerba ne mancano solo 6 e mezzo..

i primi due mesi a djerba sono filati via...tra un panino,una pizza e un turbante...
il mare è nettamente inferiore a quello sardo....
la spiaggia è inferiore alla spiaggia della cinta di san Teodoro
il resto può anche andare...allacci alle tv altrui,bottiglie di vodka prese da Aljazeera
insomma prevedo una bella stagione....
ps: se capitate a djerba chiamate il paninaro e ditegli chilla bocchina di mammata....
lui capirà....
April 08

.

ohe da djerba tutto bene...sole , mare....e cazzo di pioggia...per il resto tutto bene.................................................
February 19

tunisia arrivo...

per un lungo periodo sparisco dalla circolazione.....causa....lavoro a djerba...tunisia........mancherò per 4-5-6-7-8-9 mesi non si sa...baciiii
January 16

I Nomi dei Massoni Tempiesi,Olbiesi e Galluresi

Come promesso e da alcune richieste rendo noti i nomi della Lista Cordova.
Nel 1992 il giudice Agostino Cordova fece un indagine sulle persone appartenenti alla massoneria.
L'art.18 della costituzione dice:
Art. 18.
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
Non dimentichiamoci però che i cosidetti massoni sono in grado di manovrare i fili del mondo.
 
Si ricorda che questa lista è stata presa liberamente dal web.
 
Tempio Pausania
 
BULCIOLU ANTONELLO ( 28-11-40 )
CORONA MARIO ( 08-09-31 )
MACCIONI GOFFREDO 
MURA COSTANTINO ( 29-06-61 )
MURA GIOVANNI ANGELO ( 17-03-51 )
SECHI ALBERTO ( 29-08-62 )
SECHI TOMMASO
 
Olbia
 
CASSETTA ANTONIO ( 17-08-40 )
COCCO PIETRO LUIGI ( 03-05-42 )
COSSU TONINO ( 18-01-41 )
FERRARI GIANPIETRO ( 06-02-52 )
LAMBIASE ANTONIO ( 25-10-40 )
NIEDDU GIOVAN BATTISTA ( 15-02-59 )
NIEDDU GIUSEPPE
NIEDDU MARIOLINO ( 31-08-57)
 
Palau
 
BULCIOLU VITTORIO ( 19-12-29 )
GIAGHEDDU PIETRO
MALU SALVATORE ( 25-01-41 )
ORECCHINO GIANPAOLO
 
Arzachena
 
FOIS SANTINO ( 29-06-49 )
 
Aglientu
 
VIMERCATI SILVIO
 
 
 
January 12

.

05_cartellob

Ultime da I.R.S

Venerdì 11 Gennaio 2008, Cagliari. Ore 03:00.

RILASCIATI TUTTI GLI ATTIVISTI FERMATI
Per tutti rimane la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale.

- - -

Venerdì 11 Gennaio 2008, Cagliari. Ore 02:00.

40 ATTIVISTI DI iRS DENUNCIATI PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE
Quaranta attivisti nonviolenti di iRS, dopo esser stati fermati,
caricati su cellulari e portati alla Questura e al Comando Provinciale
dei Carabinieri di Cagliari sono stati denunciati per resistenza a
pubblico ufficiale. La situazione, nella sua gravità, si tinge di
grottesco e di surreale.

Nessuno degli indipendentisti ha firmato l'atto. Lo staff legale di
iRS si è già attivato sulla questione ed entro poche ore l'Assemblea
Nazionale del Movimento prenderà decisioni in merito a questa vicenda.

- - -

Venerdì 11 Gennaio 2008, Cagliari. Ore 01:00.

Da più di due ore 10 attivisti di iRS sono ancora trattenuti all'interno di un cellulare dei Carabinieri presso il Comando Provinciale di Via Nuoro 9, a pochi passi dalla sede cagliaritana di iRS. Tra gli attivisti segnaliamo la presenza di componenti dell'Assemblea Nazionale del Movimento.

Dopo una giornata intera di dura lotta nonviolenta e di resistenza passiva ai violenti attacchi unilaterali delle forze dell'ordine, questo epilogo appare come un gratuito accanimento contro inermi cittadini che hanno avuto la sola colpa di difendere la salute, l'ambiente e la dignità del loro popolo e della nazione sarda.

- - -

Giovedì 10 gennaio 2008, Cagliari. Ore 22

GAVINO SALE PESTATO E CHIUSO IN UN CELLULARE

Il presidente di iRS e consigliere provinciale di Sassari Gavino Sale è stato malmenato pesantemente dalla Polizia italiana che cercava di caricarlo su di un cellulare. La violenza è avvenuta sotto gli occhi di diversi politici e parlamentari sardi. Gavino Sale è stato caricato a forza su un cellulare insieme ad altri cinque responsabili nazionali di iRS fra cui due donne.
Gavino Sale e altri due attivisti di iRS, ribellandosi alla violenza della polizia, sono riusciti a scendere dal cellulare intenzionati a proseguire la lotta nonviolenta. Tre dei nostri responsabili sono stati portati via dalla Polizia.

iRS denuncia lo scandaloso e violento comportamento della Polizia di Stato nei confronti di persone inermi. Mentre i Carabinieri si sono comportanti in modo ineccepibile la Polizia si è comportata in modo brutale contro manifestanti che agivano in modo totalmente nonviolento.
Sappia la polizia e la classe dirigente sarda che con le sue scelte sta umiliando la Sardegna e i sardi che iRS non si lascerà intimidire da atteggiamenti violenti e continuerà nella sua battaglia.
Tutti gli attivisti di iRS sono vicini e sostengono Gavino e tutti gli altri attivisti che con coraggio si stanno battendo nel porto di Cagliari, per la nostra terra: per la sua dignità e per la sua indipendenza nazionale.

Franciscu Sedda
Esecutivo Nazionale di iRS

- - -


Giovedì 10 gennaio 2008, Cagliari. Ore 22:30

LA LOTTA NONVIOLENTA DI iRS E I PESTAGGI DELLA POLIZIA ITALIANA

iRS porta all’attenzione di tutti i sardi e degli organi di stampa che in questo momento, e ormai da molte ore, 200 attivisti di indipendentzia Repùbrica de Sardigna stanno portando avanti una coraggiosa e esemplare lotta nonviolenta mentre la polizia italiana li carica violentemente a intervalli di pochi minuti.
Nonostante la violenza degli attacchi subiti, il dolore e la fatica per il lungo presidio le donne e gli uomini di iRS ogni volta riprendono la loro posizione attorno alle bitte, alzano le braccia in segno di determinazione a riprendere la lotta e resistono con energia contro ogni nuova carica.

I sardi devono sapere. I sardi devono sapere di questa lotta eroica ed estenuante, di questo avvenimento storico nella storia politica della Sardegna: per la prima volta dei sardi, mossi dall’amore per la loro nazione e dalla volontà di difendere i diritti e la dignità del loro popolo, stanno attuando una vera e vincente battaglia nonviolenta.

Gli attivisti di iRS non solo stanno dando prova di una incredibile forza di volontà, di una grandissima capacità autocontrollo nel non rispondere in alcun modo alle provocazioni della polizia, ma con la loro azione nonviolenta stanno mantenendo a distanza i rifiuti voluti dalla classe politica autonomista.
L’azione di resistenza passiva degli attivisti di iRS, guidati dai rappresentanti dell’esecutivo nazionale Gavino Sale e Juanneddu Sedda, sta dimostrando ai sardi che le cose si possono fare, che si possono portare avanti battaglie importanti per i nostri diritti e la nostra dignità; che attraverso la lotta nonviolenta si può mettere in scacco la violenza dello Stato e le scelte insensate della classe politica autonomista sempre più in imbarazzo davanti alla sua evidente sottomissione, sempre più in difficoltà davanti a un popolo sardo che prende coscienza di quanto la classe politica sarda agisca contro i sardi e la Sardegna.
L’esemplarità di quanto sta succedendo sta muovendo la coscienza dei sardi: centinaia di persone stanno mandando la loro solidarietà e il loro appoggio a iRS.

In questo momento sempre più sardi sentono e sanno che quei 200 attivisti rappresentano tutti noi, tutta la Sardegna, tutta la nostra speranza in un futuro diverso e più giusto. E noi sappiamo che, nonostante tutta la violenza della polizia, continueranno finché sarà loro possibile. Stiamogli vicini, continuiamo a tenere tutti la testa alta.

Franciscu Sedda
Esecutivo Nazionale di iRS

- - -

Giovedì 10 gennaio 2008, Cagliari. Ore 21

Da nostre fonti interne dirette annunciamo che otto uomini delle forze
dell'ordine hanno tentato di arrestare Gavino Sale, Presidente
nazionale di iRS, approfittando del trambusto creatosi sulla banchina
a causa dell'avvicinamento del cargo carico di rifiuti.
Fortunatamente l'attenzione degli attivisti di iRS ha consentito agli
indipendentisti di strappare letteralmente a forza Gavino Sale dalle
braccia delle forze dell'ordine e di farlo quindi restare sul posto.

Ricordiamo che il presidio di iRS è nonviolento e pacifico e che i
nostri attivisti attueranno esclusivamente forme di resistenza passiva
alle forze dell'ordine.

La Polizia sta caricando ripetutamente gli attivisti nonviolenti di iRS che
rispondono con la resistenza passiva.

Lo scopo di iRS non è quello di creare scompiglio o generare
tafferugli bensì di far riflettere il popolo sardo dell'uso che la
classe politica unionista fa del loro territorio nazionale.

Gli attivisti rimangono sul molo e tenteranno di impedire l'attracco
del cargo contenente rifiuti i rifiuti italiani importati in Sardegna
dalla classe politica unionista nell'interesse dello Stato italiano
che, evidentemente, si contrappone a quello della Nazione sarda.

All'esterno del porto si stanno assembrando decine di persone che
sostengono l'iniziativa di iRS.


- - -


Giovedì 10 gennaio 2008, Cagliari. Ore 13.

Un gruppo di 100 attivisti di iRS-indipendèntzia Repùbrica de Sardigna ha bloccato l’attracco del primo cargo Tirrenia carico di rifiuti attraverso un’azione nonviolenta ma determinata. La nave, denominata "Via Adriatico" contiene anche camion piombati di scorie di lavorazione di acciaieria.
Durante l'occupazione del cargo gli attivisti di iRS e il Capitano dell'imbarcazione hanno concordato una ispezione della stiva.

Gli indipendentisti hanno presidiato le bitte di attracco del molo del porto industriale cagliaritano e hanno sistemato sulla banchina legname e autovetture impedendo così le operazioni di attracco del cargo. Quindi gli attivisti indipendentisti sono riusciti a salire a bordo del cargo occupandolo simbolicamente.

In questi minuti il presidio è stato spostato presso il porto canale dove è previsto, per le ore 16 di oggi, l’attracco di un altro cargo contenente la grande massa dei rifiuti provenienti dalla Campania.
Attualmente il secondo cargo di rifiuti è fermo in rada. La Capitaneria di Porto, vista la presenza di iRS, è indecisa sul luogo dove far attraccare la nave.

iRS coglie l'occasione per stigmatizzare le iniziative contro i rifiuti organizzate dal centrodestra sardo unionista: è paradossale che protesti chi pochi anni fa, quand'era al governo della Regione Sardegna, si era detto disponibile all'importazione in Sardegna di scorie chimiche, se non nucleari. Segno evidente che le logiche con cui agiscono le forze autonomiste di destra e di sinistra rispondono a criteri di utilità per le rispettive segreterie politiche italiane e non per il benessere del popolo e della nazione sardi.[fp]


Ofìtziu de Imprenta de iRS

Scarica il file "Video del blocco del cargo.zip"

.

Resitenza contro i Rifiuti Campani
 
La resistenza è l'unica via per farsi sentire dalle isitituzioni
perchè smaltire noi sardi i rifiuti Campani x cui è stato pagato fior di milioni per lo smaltimento
In questi giorni numerose le proteste contro il Presidente Soru .... sono stati lanciati sacchi di spazzatura nel giardino della sua VILLA , senza dimenticare il tentativo di bloccare la nave che portava in sardegna i rifiuti
numerosi gli esponenti politici presenti a manifestare tra cui MAURO PILI e GAVINO SALE.
quest'ultimo si è strappato alle forze dell'ordine riuscendo a scappare da un mezzo della polizia di stato.
Il sindaco di Olbia ribadisce che nessun camion con mondezza campana circolerà nel comune di olbia a costo di fare le barricate.
Il popolo sardo non si sottomette alle decisioni di Roma o di Soru
Siamo Pronti a lottare giorno e notte.
January 10

.

Rifiuti Campani In Sardegna
 
 
La Prima nave è arrivata davanti al porto commerciale di Cagliari.
Sul Posto numerosi i manifestanti di Forza Italia - AN - Sardigna Natzione e IRS
Il ViceSindaco di Cagliari è pronto a notificare il divieto di sbarco dei rifiuti in quanto è stata fatta una delibera che vieta l'ingresso dei rifiuti nella città di Cagliari.
Gavino Sale noto attivista dell'IRS ribadisce che i sardi non devono essere sottomessi.
Non Accettiamo le regole imposte dallo stato e dal presidente Soru.
NON VOGLIAMO I RIFIUTI ALTRUI NELLA NOSTRA TERRA.
Ognuno si tenga i rifiuti suoi.....
Noi Sardi siamo pronti a lottare per far si che le navi facciano marcia in dietro.
E' una questione di principio,non è per la quantità ma per una questione di non farsi sottomettere per un enesima volta dal Governo Centrale e dal Presidente della Regione Enrico Soru.

.

Rifiuti Campani In Sardegna
 
 
La Prima nave è arrivata davanti al porto commerciale di Cagliari.
Sul Posto numerosi i manifestanti di Forza Italia - AN - Sardigna Natzione e IRS
Il ViceSindaco di Cagliari è pronto a notificare il divieto di sbarco dei rifiuti in quanto è stata fatta una delibera che vieta l'ingresso dei rifiuti nella città di Cagliari.
Gavino Sale noto attivista dell'IRS ribadisce che i sardi non devono essere sottomessi.
Non Accettiamo le regole imposte dallo stato e dal presidente Soru.
NON VOGLIAMO I RIFIUTI ALTRUI NELLA NOSTRA TERRA.
Ognuno si tenga i rifiuti suoi.....
Noi Sardi siamo pronti a lottare per far si che le navi facciano marcia in dietro.
E' una questione di principio,non è per la quantità ma per una questione di non farsi sottomettere per un enesima volta dal Governo Centrale e dal Presidente della Regione Enrico Soru.
January 08

Come Muore un Italiano


 

Come Muore un Italiano

Come muore un italiano?
Vi faccio vedere come muore un italiano:
muore di freddo nelle case popolari a Cremona
perché la sua misera pensione d'invalidità sul lavoro (360 euro) non gli permette di pagare il gas e la luce e loro bloccano immediatamente la fornitura,
muore nei cantieri edili dove magari
lavora pure in nero,
muore nelle aziende in cui è assunto con contratto precario e non adeguatamente formato,
muore come carne da macello perché ha inalato
amianto senza le minime protezioni (salvo un bicchiere di latte al giorno), nonostante fin dal 1911 esistessero esami sulla sua nocività (Breda, fucine
di Sesto san giovanni, Monfalcone),
muore tra atroci tormenti per pvc a
Marghera, muore a causa dell'uranio impoverito (militari in Kosovo e Bosnia) perché non è informato e non ha le adeguate protezioni troppo costose,
November 29

.

DIO & INTERNET

Mi è capitato girovagando per il web di imbattermi in siti e blog msn che pronunciano la parola di Dio
Ho trovato cabine e stanze private su chat che pronunciano la parola di Geova
Ho trovato blog e siti internet che parlano di Maometto....
Tutto questo lo trovo giusto è anche un modo di far conoscere religioni a noi sconosciute...
Per chi crede è bello far valere le propie fedi e religioni..
La cosa che a me nn piace sono i siti che parlano della Chiesa Cristiana.
La Chiesa può essere intesa come mura e campanile o come persone che formano la chiesa.
Io personalmente non credo nelle Istituzioni Ecclesiastiche per tanti motivi,
Con che coraggio mi chiedono offerte per i poveri....loro che hanno uno dei più grandi tesori del mondo nelle banche vaticane.
Che girano su auto blu,che portano anelli che basterebbero a sfamare interi villaggi africani.
Credo che esista un dio...ma voglio sceglierlo io il mio DIO non voglio che mi si imposta dalla nascita,non voglio che un giorno quando avrò dei figli frequentino a scuola ore di religione per parlare di un Dio a senso unico....vorrei che i miei figli a scuola facciano le Religioni non La religione.
Voglio sentirmi libero di avere un Dio tutto mio e pregarlo a modo mio.
Se io voglio pregare Tex Willer devo essere libero di farlo.
Non devo sentirmi dire Dio è unico e trino,Ogni religione rivendica il suo Dio,I sui Scritti o i loro Messia.
Persone che muoiono per la religione che lottano e che si uccidono per rivendicare il propio Dio,ma chi dice che un dio sia giusto e che un dio sia sbagliato?
Nessuno può dirlo è questione di fede.
Fatto sta che tutte le religioni seguono gli scritti ... bibbia,korano etc.....
Ma nn si ricordano che sono stati scritti da uomini ... e che sono soggetti ad influenze e a propie considerazioni.....
Tutti i testi sacri sono stati scritti,tramandati,tradotti e riscritti....in quanti  hanno la certezza di ciò ke leggono?
Anche questa è fede.
Io sinceramente non credo in un Dio Supremo...anche xkè io immagino un Dio buono e sinceramente con tutti gli avvenimenti tragici del mondo....o dio era assente o dio non esiste.
Non avrebbe mai permesso le guerre,non avrebbe mai permesso la povertà e non avrebbe mai permesso il dio a senso unico....anche lui vorrebbe che ogni uomo sia libero di scegliere il propio dio e le propie scritture.
Quindi non importa in che Dio Credi l'importante è rispettare chi Crede.
 
 
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